Goodbye (again!) Australia February 3
Che dire? Ora che la mia “vacanza” australiana è giunta al termine? Trecentosessantacinque giorni passati, manco a dirlo, veloci come un lampo. Inutile cercare di riassumerli tutti in poche righe, esperienza troppo personale per poter essere realmente condivisa con qualcuno. Anyway, a quanto pare, una volta ancora, è giunta ora di voltare pagina e tornare ad affacendarsi per qualche tempo (quanto? chissà!) nel caotico paese che mi diede i natali. Idee per il futuro poche, speranza di trovarvi qualcosa di nuovo (o migliore) inesistente, la voglia di rivedere gli amici (e famigghia) altissima. Ma per parlare di questo ci sarà tempo, una volta che fuori dalla finesta, invece di 40 gradi, ce ne saranno 4, e il tempo di fronte al monitor non sembrerà del tutto sprecato.
Dunque meglio parlare un poco del viaggio appena conclusosi, che vedeva Dave, guida turistica 100% aussie e vero cultore della derappata su sterrato, a guidarci da Perth su su fino a Exmouth, con stop in Jurien Bay, Shell beach, Monkey Mia, Coral Bay, e gran finale Karijini NP.
La costa del WA è qualcosa di incredibile, incontaminata e ricca di vita animale come pochi altri posti al mondo. E così ti capita di alzarti all’alba e vedere 2 delfini che se ne nuotano tranquilli nella baia, entrare in acqua e vederli avvicinare al tuo richiamo. Senza prezzo davvero.
E poi lo snorkellare tra squali e pesci e tartarughe e chi si ricorda i nomi di tutte le varie razze che ti si presentano sotto il naso. Per fortuna una volta tanto, in quel di Coral Bay, ho vinto la mia petoccaggine da viaggiatore squattrinato ed ho comprato un cd con le foto scattate duranta lo snorkelling sul Ningaloo Reef, che fra poco prometto che caccierò su Flickr. E poi i 4 giorni passati nel Karijini, senza acqua corrente ne’ elettricità ne’ comodità, con 46 gradi all’ombra, ma che ne è valsa di certo la pena.
Dormire a terra sotto il
fatidico cielo di stelle, a pochi metri da un branco di dingo ululanti, è una esperienza che non ti puoi di certo concedere ogni giorno. Insomma, il 10 days tour è andato alla grande, e, manco a dirlo, sembra già lontano nel passato.
Ora rimangono solo le ultime cose da impacchettare (sperando di riuscire a stare sotto i 20kg consentiti da mamma Qantas), lasciarsi depositare in aereoporto dal solito immancabile Giuseppe, e vedere quel che ha da accadere. Addio o arrivederci? Diciamo “ciao Australia” che facciamo prima, e voi amici valtrumplini (e non) preparatevi a consolare un povero rimpatriato senza fissa dimora, che la possima birra la offro io.

Come da programma, nel frattempo, ho trovato ospitalità totale in quel di Randell street; dato che i ragazzi durante il giorno lavorano, e di spazio qui in casa ce n’è in abbondanza, ho pensato bene di tenere d’occhio per loro la piscina, così da sdebitarmi… qui si viaggia tra i 30 ed i 40 gradi di massima, è una fatica che qualcuno deve pur fare durante il giorno. Le ore restanti ci si gode gli Australian Open in compagnia o qualche film a noleggio, mangiando ciccia da barbecue e bevendo birra, cercando di non pensare che tra pochi giorni proverò sulla mia pelle il significato di “escursione termica”.
Ah, sì, volevo scrivere qualcosa a riguardo dell’esperienza “paintball” di sabato scorso, ma ero troppo stanco e coperto di lividi per trovare la forza; sostanzialmente, 4 ore passate in compagnia di 20 australiani sconosciuti (escludendo il mitico Giuseppe il quale, in qualità di amico, non si smentisce mai), sparandosi a vicenda proiettili dolorosissimi in ogni parte del corpo; tra una pausa e l’altra ho provato ad informarmi se la vernice nei proiettili fosse a base di piombo, ma il mio scarso inglese non mi è stato d’aiuto. In definitiva, esperienza divertente, ma decisamente troppo faticosa/dolorosa/costosa per i miei gusti…


