Casa dolce casa February 15
Finalmente (nel senso di “alla fine”, “in conclusione”…) rieccoci a casuccia. Già quasi due settimane dal rientro, passate liscie liscie come l’olio, che quasi non me ne sono accorto. Tu ritorni convinto di non riconoscere più facce e luoghi, ed invece a tutti, te compreso, sembra di esser stato in vacanza un paio di settimane, così che il “rientro” vero e proprio è dolce e caldo e comodo che vale da solo tutta la “vacanza” prolungata.
Pochi giorni dunque, ma già si è iniziato a pronunciare parole sinistre tipo “collaborazione” e “contratto” che mi riportano alla durissima realtà: ebbene sì, ci sarà da lavorare, ma quantomeno, questa volta, un progetto all’orizzonte c’è, e speriamo che basti a tenere alta la testa per il tempo che serve.
La valle è, manco a dirlo, esattamente come la avevo lasciata, ad eccezione dei lavori in corso che si son spostati di qualche kilometro, e delle rotonde che sembrano fiorire al ritmo di una al mese. Il traffico sulla statale triumplina ed in città invece è una certezza, intasato come sempre, più di sempre, ma in qualche modo, con un po’ di immaginazione e buona musica, lo si ri-imparerà a sopportare.
Stacco, che qui internet è caro (no, non ho ancora una adsl a casa… mi sento un pesce fuor d’acqua!), e speriamo che il prossimo aggiornamento sia da “occupato”, che senò la connessione con cosa la pago?






Come da programma, nel frattempo, ho trovato ospitalità totale in quel di Randell street; dato che i ragazzi durante il giorno lavorano, e di spazio qui in casa ce n’è in abbondanza, ho pensato bene di tenere d’occhio per loro la piscina, così da sdebitarmi… qui si viaggia tra i 30 ed i 40 gradi di massima, è una fatica che qualcuno deve pur fare durante il giorno. Le ore restanti ci si gode gli Australian Open in compagnia o qualche film a noleggio, mangiando ciccia da barbecue e bevendo birra, cercando di non pensare che tra pochi giorni proverò sulla mia pelle il significato di “escursione termica”.
Ah, sì, volevo scrivere qualcosa a riguardo dell’esperienza “paintball” di sabato scorso, ma ero troppo stanco e coperto di lividi per trovare la forza; sostanzialmente, 4 ore passate in compagnia di 20 australiani sconosciuti (escludendo il mitico Giuseppe il quale, in qualità di amico, non si smentisce mai), sparandosi a vicenda proiettili dolorosissimi in ogni parte del corpo; tra una pausa e l’altra ho provato ad informarmi se la vernice nei proiettili fosse a base di piombo, ma il mio scarso inglese non mi è stato d’aiuto. In definitiva, esperienza divertente, ma decisamente troppo faticosa/dolorosa/costosa per i miei gusti…